ANNO XII - &MAGAZINE - 

Cosa sono gli Exchange-Traded Fund (ETF) e come funzionano

Gli Exchange-Traded Fund (ETF) rappresentano uno degli strumenti più popolari e accessibili per gli investitori, offrendo una gamma diversificata di opportunità di investimento. Gli ETF combinano elementi di fondi comuni d'investimento e azioni individuali, offrendo agli investitori un modo efficiente per accedere a un portafoglio diversificato di attività finanziarie attraverso una singola transazione.

In termini semplici, un ETF è un fondo d'investimento che viene negoziato in borsa, proprio come una singola azione. Questi fondi sono progettati per replicare l'andamento di un indice, un settore specifico del mercato o un'altra classe di attività sottostante. Ad esempio, un ETF può tracciare l'S&P 500, un indice che rappresenta le performance delle 500 più grandi aziende statunitensi.

Gli ETF sono strutturati in modo da seguire fedelmente l'andamento del loro indice sottostante. Ciò significa che se l'indice sale del 2%, l'ETF dovrebbe aumentare di circa lo stesso ammontare. Questo obiettivo di tracciamento è possibile attraverso una varietà di meccanismi, tra cui:

Acquisto diretto delle attività sottostanti: Gli ETF acquistano le attività sottostanti, ad esempio azioni o obbligazioni, in proporzioni simili a quelle dell'indice di riferimento.

Creazione e rimborso di quote: Gli operatori autorizzati possono creare o riscattare quote di ETF direttamente con il gestore dell'ETF, garantendo che il prezzo dell'ETF rimanga allineato con il valore delle sue attività sottostanti.

Negoziazione in borsa: Gli ETF sono quotati e scambiati su borse valori, il che consente agli investitori di acquistarli e venderli durante l'orario di trading, proprio come le azioni.

Gli ETF offrono una serie di vantaggi per gli investitori, tra cui:

  1. Diversificazione: Gli ETF consentono agli investitori di ottenere una diversificazione istantanea, poiché rappresentano un paniere di attività sottostanti.
  2. Liquidità: Poiché gli ETF sono negoziati in borsa, sono generalmente più liquidi rispetto ai fondi comuni d'investimento tradizionali, il che significa che gli investitori possono acquistarli o venderli facilmente.
  3. Costi ridotti: Gli ETF tendono ad avere commissioni più basse rispetto ai fondi comuni d'investimento tradizionali, poiché sono gestiti in modo più efficiente e non richiedono la stessa attività di gestione attiva.

Nonostante i loro numerosi vantaggi, ci sono alcune considerazioni importanti da tenere presenti quando si investe in ETF.

In primo luogo vi è un Rischio di mercato. Gli ETF sono soggetti ai rischi di mercato, e le loro performance possono essere influenzate da fattori come le fluttuazioni dei prezzi delle attività sottostanti e le condizioni economiche globali.

Ed in secondo luogo le Commissioni da pagare. Anche se tendono ad essere più economici dei fondi comuni d'investimento attivamente gestiti, gli ETF possono comunque comportare commissioni di gestione e di negoziazione.

Infine lo Spread di offerta e domanda. Poiché gli ETF sono negoziati in borsa, il loro prezzo può variare leggermente rispetto al valore delle attività sottostanti a causa dello spread di offerta e domanda.

In definitiva gli ETF offrono agli investitori un modo efficiente e conveniente per diversificare il loro portafoglio e accedere a una vasta gamma di opportunità di investimento. Tuttavia, è importante condurre una ricerca diligente e comprendere appieno i rischi e i costi associati prima di investire in ETF.

Ma veniamo agli ETF Spot di Bitcoin approvati il 10 gennaio 2024.

Gli ETF Spot Bitcoin rappresentano fondi negoziati in borsa che sono progettati per replicare fedelmente il prezzo "spot" del Bitcoin, cioè il suo valore di mercato attuale, senza fare uso di strumenti derivati o contratti a termine.

Questi ETF offrono agli investitori un modo per ottenere esposizione ai movimenti di prezzo del Bitcoin senza la necessità di aprire un conto di trading specifico per le criptovalute e di custodire gli asset in un wallet digitale, che potrebbe essere vulnerabile agli attacchi informatici e perciò pericolosi per i tanti investitori.

A differenza degli ETF tradizionali, che possono utilizzare una varietà di strumenti finanziari, come i futures, per seguire il prezzo di un asset sottostante, gli ETF Spot Bitcoin si concentrano esclusivamente sul valore attuale del Bitcoin sul mercato. Fino ad oggi, la maggior parte degli ETF Bitcoin approvati dalla SEC seguiva i futures delle criptovalute o investiva in azioni di società con esposizione indiretta alle criptovalute.

Le richieste presentate da BlackRock, Ark Investment Management e Grayscale mirano a offrire agli investitori fondi che seguano direttamente il prezzo attuale del BTC, anziché i prezzi dei contratti futures, rendendo così più semplice e accessibile l'investimento nel Bitcoin.

Qual è la differenza tra ETF Bitcoin ed ETF Spot Bitcoin? I prezzi spot rappresentano il valore attuale di un asset nel momento presente, utilizzato dagli operatori dei derivati nei mercati delle opzioni e dei futures per la vendita immediata, a differenza dei prezzi futuri. In parole più semplici, il prezzo spot riflette il valore corrente di un bene, mentre i prezzi futuri si basano su ipotesi riguardo al valore futuro.

Questi prezzi spot servono come punto di riferimento per stabilire il prezzo dei contratti derivati. Ad esempio, nel caso di una coppia di valute, come il tasso di cambio tra il dollaro statunitense e l'euro, il prezzo spot rappresenta un punto di riferimento cruciale per la gestione del rischio valutario.

Una delle principali preoccupazioni della SEC in merito agli ETF Spot sul bitcoin riguarda la possibile manipolazione del mercato. Tuttavia, la proposta di deposito presentata da BlackRock include un accordo di condivisione della sorveglianza che potrebbe ridurre al minimo questo rischio. Documenti recenti mostrano che altre società stanno avanzando proposte simili.

Altre aziende stanno proponendo misure analoghe per affrontare le preoccupazioni della SEC. È interessante notare che tutte queste proposte sono state presentate poco dopo le azioni legali intraprese dalla SEC contro Coinbase e Binance,  in particolare, aziende come EDX e BlackRock stanno offrendo soluzioni che mirano ad affrontare le questioni sollevate dall'ente regolatore.

A cura di: Graziella Calciano - &MAGAZINE - Diritto Economia e Cultura


Mutui a tassi Euribor manipolati: valanga di risarcimenti per migliaia di euro.

Migliaia i consumatori che hanno pagato rate più alte tra il 2005 ed il 2008

A scatenare un vero e proprio terremoto nel sistema bancario, la storica sentenza n. 34889 del 13 dicembre 2023 con la quale la Cassazione ha stabilito il diritto al rimborso relativamente agli interessi pagati su mutui a tasso Euribor stipulati tra il 2005 ed il 2008. In quella finestra temporale, infatti, è stata accertata,nel 2013, una manipolazione dell’indice da parte della Commissione Europea. In sostanza è stato rilevato una sorta di “cartello” tra alcune fra le principali banche europee (Barclays Bank, Deutsche Bank, Société Générale e Royal Bank of Scotland) finalizzato ad alterare i tassi di interesse.

Un’operazione che ha comportato il pagamento di somme indebitamente richieste poiché calcolate su indici manipolati e, tra l’altro, posta in essere anche da istituti bancari estranei all’accordo.

Cos’è l’Euribor Il termine Euribor (Euro interbank offered rate) si utilizza per il tasso di riferimento quotidianamente comunicato dall’European money markets institute ed usato come parametro per i tassi di interesse di molteplici prodotti finanziari, tra cui i mutui. Al momento dell’accensione, infatti, il tasso medio applicato dalle banche viene calcolato proprio in base all’Euribor.

SENTENZA CORTE D’APPELLO TRIESTE

La Seconda Sezione civile della Corte d’Appello di Trieste, con ordinanza del 24 gennaio 2024, ha determinato un precedente che potrebbe scatenare una sorta di “effetto domino” a livello di richieste risarcitorie.

Applicando in concreto la pronuncia della Cassazione n. 34889 del 13 dicembre 2023, con particolare riferimento alla nullità della clausola di determinazione del tasso del finanziamento, calcolato sulla base dell’Euribor manipolato, a prescindere dal fatto che una banca abbia o meno partecipato all’intesa illecita, la Corte d’Appello di Trieste ha disposto la nomina di un consulente tecnico, volta a ricalcolare le prestazioni di dare avere tra le parti.

Anche lo studio di consulenza &Consulting, da sempre impegnato al fianco dei risparmiatori, si sta attivando con uno staff di esperti per mettere in pratica le azioni legali più indicate per poter avanzare la richiesta di rimborso: per informazioni e consulenze gratuite contatta lo 06-56559308

REQUISITI RICHIESTI PER IL RIMBORSO

Per la richiesta di rimborso relativamente ad interessi indebitamente pagati due sono i requisiti: il mutuo deve essere stato stipulato durante la manipolazione dell’Euribor o prima; il tasso legale del mutuo deve essere legato all’andamento dell’Euribor.

Il rimborso sarà pari alla differenza fra il tasso di interesse applicato dalle banche e un tasso sostitutivo. Ipotizzando un finanziamento di 100.000 euro, gli importi delle cifre recuperabili si aggirano fra i 6.000 e i 7.000 euro.

Anche chi ha estinto il mutuo può avanzare una richiesta di rimborso, a patto che la domanda sia presentata entro 10 anni dal pagamento dell'ultima rata.

di Simona Tenentini - &MAGAZINE - Diritto Economia e Cultura


Sms Spoofing: come recuperare le somme sottratte con falsi sms della banca.

Sono gli sms spoofing e rappresentano la più recente truffa tecnologica, basata sull’invio di messaggi di testo sul telefonino con i quali si richiede di compiere delle azioni come, ad esempio, sbloccare il bancomat o aggiornare delle app.

Letteralmente lo spoofing degli SMS è una tecnologia che utilizza il servizio di SMS, disponibile sulla maggior parte dei telefoni cellulari e degli assistenti digitali personali, per impostare da chi sembra provenire il messaggio sostituendo il numero di cellulare di origine con un testo alfanumerico.

Sono sempre di più i clienti degli istituti di credito vittime di simili raggiri: in molti hanno denunciato di aver ricevuto degli sms in tutto e per tutto simili agli originali con i quali si informava di accessi anomali con la propria carta e la conseguente necessità di inserire il codice utente e il Pin.
In altri casi vengono inviati dei messaggi falsi con i quali si invita l’utente a chiamare un numero oppure a collegarsi ad un portale “ inaffidabile” che permetterà al truffatore di accedere direttamente al conto.

Tutti sistemi che, facendo leva sulla carenza di tutela efficace degli istituti bancari, permettono di sottrarre ingenti quantitativi di denaro ma, allo stesso tempo, sempre per il medesimo motivo, hanno permesso ai clienti di ottenere dei risarcimenti dopo la pronuncia favorevole dell’Arbitro Bancario.

Di recente una donna di Milano è riuscita a ottenere un rimborso di quasi 9.000 euro a seguito di una frode informatica che si sarebbe potuta evitare se l’istituto avesse attivato sistemi di tutela più efficaci.

In breve questi i fatti: nei mesi scorsi riceve un SMS apparentemente proveniente dalla banca, che la informava del blocco del suo servizio di home banking.

Il messaggio conteneva un link per “riattivare” l’account, attraverso cui venivano richieste le credenziali della cliente. Dopo aver verificato la situazione e confermato il blocco del suo home banking, la donna ha inserito le credenziali richieste, ma, nonostante ciò, l’home banking  ha continuato a non funzionare.

La donna, dopo aver contattato inutilmente il servizio clienti della banca ha scoperto di essere stata vittima di furto: tre bonifici non autorizzati, per un totale di 8.871 euro, avvenuti poco dopo la ricezione dell’SMS fraudolento.

Sotto accusa, in questo caso, la vulnerabilità del sistema di sicurezza della banca.

La pronuncia dell’Abf infatti, accogliendo il ricorso, ha sottolineato che la banca non ha fornito la prova di aver implementato tutte le misure necessarie per garantire l’autenticazione forte, come richiesto dalla normativa. In particolare, non ha dimostrato l’inserimento del PIN nel “mobile token”,  utilizzato per l’autenticazione sull’home banking, ed è stata così condannata a rimborsare interamente la cliente vittima della truffa.

Altri due casi di risarcimento a Roma e Massa.

Nella Capitale sono stati restituiti oltre 12 mila euro al cliente di una banca che aveva ricevuto ricevuto un sms da un numero riconducibile all’Istituto di Credito presso il quale aveva il proprio conto corrente.

Il messaggio invitava ad inserire con urgenza alcuni dati per evitare il blocco della carta associata al conto. Poco dopo era arrivata la telefonata del presunto addetto dell’Istituto il quale si offriva di guidare il cliente nelle operazioni di sblocco, dimostrando anche di conoscere la sua password. Al termine, un’altra telefonata, questa volta del centro antifrode, lo avvisava di movimenti sospetti: sul suo conto, infatti, erano comparse diverse operazioni – mai richieste – di pagamenti e prelievi per complessivi 12.248 euro.

La banca, che inizialmente aveva rifiutato ogni richiesta di rimborso, si è poi dovuta “piegare” alla sentenza dell’Arbitro Bancario Finanziario e restituire tutto il maltolto.

Questi i punti salienti: “ tutti i servizi di pagamento offerti elettronicamente devono essere prestati in maniera sicura, adottando tecnologie in grado di garantire l’autenticazione certa dell’utente e riducendo al massimo il rischio di frode. In questo caso, l’Istituto non ha prodotto una completa documentazione relativa alla registrazione, contabilizzazione e autenticazione delle operazioni disconosciute, non assolvendo in questo modo il proprio onere probatorio di autenticazione ed esecuzione, per tale motivo è stato condannato al rimborso delle somme illegittimamente sottratte dal conto corrente».

Se anche tu sei stato vittima del sms spoofing,  &Consulting, con consulenze specifiche e personalizzate, può aiutarti nel recupero delle somme illecitamente sottratte.

Per info: 06-56559308

&Magazine - Simona Tenentini


Arrestata in Europa una banda di vhishing per truffe con oltre 8 milioni di profitti illeciti

Un’operazione congiunta delle forze di polizia ceca e ucraina, supportata da Europol e Eurojust, ha portato allo smantellamento di una gang di Vishing (phishing vocale) responsabile di frodi per decine di milioni di euro in tutta Europa. In Repubblica Ceca, il danno causato da questo gruppo criminale è stimato in oltre 8 milioni di euro.

Azione Coordinata e Arresti

Nell’ambito dell’indagine, sei sospetti sono stati arrestati in Ucraina e quattro nella Repubblica Ceca nell’aprile di quest’anno. Durante le perquisizioni, effettuate in diverse località in Repubblica ceca (Domazlice, Rokycany e Plzen) e in Ucraina (Dnipropetrovsk), sono stati sequestrati telefoni cellulari, schede SIM e attrezzature informatiche.

Metodologia della Frode

Il gruppo criminale operava da call center situati in Ucraina e portava avanti attacchi di vishing, prendendo di mira principalmente vittime ceche. I truffatori chiedevano loro di trasferire fondi da conti bancari ‘compromessi’ a conti ‘sicuri’ controllati dai criminali, usando numeri di telefono falsificati e impersonando impiegati bancari e ufficiali di polizia per guadagnare la fiducia delle vittime.

Coordinamento Europeo

Il caso è stato aperto presso Eurojust nel novembre 2021 su richiesta delle autorità ceche. Un team di indagine congiunto (JIT) è stato istituito tra le autorità ceche e ucraine con il supporto di Eurojust nel giugno 2022. Europol ha supportato il caso dal dicembre 2021 facilitando lo scambio di informazioni, ospitando incontri operativi e fornendo supporto forense digitale sui dispositivi sequestrati.

Prevenzione del Vishing Bancario

Il vishing, o phishing vocale, è l’uso di chiamate telefoniche fraudolente per indurre le persone a dare denaro o rivelare informazioni personali. Per proteggersi da questo tipo di truffa telefonica, è importante essere cauti con le chiamate telefoniche non sollecitate, verificare l’identità dei chiamanti contattando direttamente l’organizzazione e non condividere mai i PIN delle carte di credito/debito o le password del banking online.

Redazione &Magazine


Clienti truffati per milioni di euro: Banca Stato è responsabile per scarso controllo?

E’ di qualche giorno fa la colossale truffa di milioni di euro ai danni di alcuni clienti dell’istituto svizzero Banca Stato.

La tecnica utilizzata è quella ormai tristemente famosa del phising: gli hacker creano dei siti internet clone dell’istituto, in tutto e per tutto uguali agli originali, ed inducono i clienti a consegnare, in maniera inconsapevole, le chiavi di accesso dei loro conti correnti che, rapidamente, vengono svuotati.

Il finto sito viene proposto tramite motori di ricerca o comunicazioni via email che sembrano provenire dalla banca e gli utenti, eseguendo l’accesso al loro conto, condividono, a loro insaputa, le informazioni di accesso con i malintenzionati che, in questo caso hanno agito prelevando svariati milioni di euro in pochissimo tempo.

Un classico esempio di frode online, insomma, perfettamente riuscito nonostante sistemi informatici di protezione all’avanguardia, come si desume dal comunicato inviato, in propria difesa, da Banca Stato: che “si è attivata per tutelare gli interessi e gli averi dei suoi clienti ed ha applicato i protocolli di intervento previsti

"Gli esperti informatici hanno lavorato intensamente al fianco degli specialisti per neutralizzare le minacce informatiche nel più breve tempo possibile".

Come misura cautelativa, l’Istituto ha temporaneamente sospeso determinate utenze e-banking: la clientela interessata da tale misura è invitata a contattare il supporto dedicato all’ebanking di Banca Stato.

Ciononostante una falla c’è stata e le conseguenze, in termini economici, sono state ingentissime.

Ora è stata aperta un’indagine contro ignoti per acquisizione illecita di dati, accesso indebito a un sistema per l'elaborazione di dati, danneggiamento di dati, abuso di un impianto per l'elaborazione di dati, sottrazione di dati personali e riciclaggio di denaro.

Il punto però è anche un altro: è possibile ipotizzare in casi simili una corresponsabilità della banca per scarso controllo?

Sono molti gli utenti truffati che si interrogano sulla questione, evidenziando delle palesi falle nel sistema di protezione dei dati, in particolare sulla presunta mancanza del sistema di autentificazione a tre fattori che permette una rafforzata verifica di controllo attraverso app o sms

Altro punto in discussione è sull’azione simultanea di svuotamento di conti per somme ingenti che avrebbe dovuto far scattare un campanello d’allarme ed un immediato blocco del sistema, cosa che invece non è avvenuta, lasciando i conti alla mercè dei truffatori che hanno potuto agire indisturbati.

Temi caldi insomma,che lasciano ampio spazio al dibattito e sui quali sviluppare più di una riflessione.

Redazione &Magazine di Simona Tenentini


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