ANNO XII - &MAGAZINE - 

La truffa degli assegni su Whatsapp.

A vista pagate per questo assegno bancario. La classica dicitura riportata su tutti i carnet di assegni andrebbe forse modificata in a vista, su watsapp, pagate… No, non è la battuta di uno sketch comico o la scena di un film di Totò e Peppino in chiave moderna. Negli ultimi anni molti consumatori sono stati truffati grazie alla foto di un assegno inviata via watsapp.

Sembra incredibile, ma quanto è accaduto dimostra che con il divenire delle moderne tecnologie anche i truffatori si evolvono e mettono a punto nuovi sistemi, dai quali è sempre più difficile imparare a difendersi.

Il Movimento Difesa del Cittadino nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme del nuovo raggiro,  che è emerso soprattutto nel settore delle auto usate, ma è applicabile potenzialmente anche ad altri settori di vendita.

In pratica, un falso venditore attira il futuro compratore con l’esca di un’offerta online molto conveniente e irripetibile. Le trattative avvengono telefonicamente e, giunti ad un potenziale accordo, il “venditore” dice alla sua preda che, avendo diverse proposte per quell’auto (o altro), ha bisogno di ricevere via watsapp la foto di un assegno bancario compilato, a dimostrazione dell’effettiva volontà di effettuare l’acquisto.

In fondo, che c’è di male? Inoltre, come si sa, per definizione l’assegno bancario è un mezzo di pagamento con cui il traente (colui che lo emette) ordina alla banca (trattario) di pagare al beneficiario (colui che riceve e incassa). la somma riportata nel titolo stesso. Quindi, che pericolo può esserci?

A questo punto, la trappola è scattata. Il truffatore, come si è poi scoperto, stampa l’assegno in alta definizione e, con la presunta complicità  (le banche coinvolte parlano di negligenza…) di un cassiere, riscuote l’assegno e sparisce.

E’ del tutto evidente  il ruolo chiave svolto dagli impiegati di banca e conseguentemente la responsabilità degli Istituti Bancari che, nonostante questo, cercano di sostenere che la responsabilità è da condividere al 50% tra la banca emittente e la vittima stessa, colpevole di ingenuità.

Fino ad oggi, in effetti, questa linea di pensiero dell’ABI è stata condivisa dalla Cassazione, che ha condannato le banche a risarcire alle vittime solo il 50% della cifra oggetto della truffa.

Qualcosa, però, sembra  stia cambiando.

Pretendere che il comune cittadino abbia la stessa diligenza e competenza che si presuppone abbia un impiegato di banca , secondo l’avvocato Barbara Gualtieri, presidente di MdC di Firenze, è insostenibile.

Inoltre, “sul presupposto che l’acquirente truffato non ha mai perso la disponibilità materiale del titolo” l’Unione Nazionale Consumatori dichiara di aver ottenuto un’importante vittoria davanti all’Abf, che ha condannato la Banca al rimborso integrale dell’assegno abusivamente incassato.

La tecnologia ha sicuramente migliorato molti aspetti della nostra vita quotidiana, non ci resta che porre la massima attenzione per non cadere nei tranelli che i malintenzionati inventano, di pari passo con i nuovi strumenti a disposizione.

 

Leggi anche:


BCE e Blackrock in conflitto di interessi.

Decine di milioni di euro dei cittadini europei, spesi in totale mancanza di trasparenza e in palese conflitto di interesse.

Mentre il sistema bancario italiano è tornato sotto i riflettori nei giorni scorsi, un argomento della massima importanza è avvolto, invece, da un silenzio praticamente trasversale da parte dei maggiori mezzi di informazione, giornali e TV.

Scopriamo, infatti, che tra il 2014 e il 2018 gli stress test della BCE -che sono lo strumento tecnico fondamentale per la valutazione delle banche europee- sono stati affidati a società private, senza regolare bando di gara (per “motivi di urgenza”), al costo di milioni di euro e in clamoroso quanto rischioso conflitto di interessi. In particolare, il colosso di Wall Street BLACKROCK, un operatore finanziario internazionale che acquisisce asset bancari, investendo decine di miliardi di euro sulle stesse banche delle quali dovrebbe verificare, per incarico stesso della BCE, l’affidabilità patrimoniale.

Ma, come funziona complessivamente  il sistema di controllo prudenziale bancario dell’area euro? Non è semplice comprenderlo chiaramente, in effetti, perché è composto da una serie di enti, istituiti nel tempo, le cui funzioni si intersecano e sovrappongono ma, proviamo a schematizzarlo il più sinteticamente possibile.

Il MVU (meccanismo di vigilanza unico) è il sistema europeo di vigilanza bancaria che comprende la BCE e le autorità di vigilanza nazionali dei Paesi partecipanti.

La BCE si assicura che le banche europee agiscano conformemente alle regole e agli standard sviluppati dall’EBA, una delle tre autorità

L’EBA (European Banking Authority), nata nel 2010, è un organismo che ha il compito di supervisionare e garantire il regolare funzionamento e la trasparenza dei mercati finanziari nonché la stabilità del sistema finanziario europeo.

Principalmente, sviluppa standard tecnici e norme cui società finanziarie, imprese di investimento, istituzioni di credito e simili devono attenersi. Periodicamente, allo scopo di garantire un mercato solido e prevenire rischi sistemici, l’EBA sottopone le banche europee a stress test ed esercizi di trasparenza, e coordina a livello europeo gli stress test in collaborazione con il CERS (comitato europeo per il rischio sistemico), la BCE e la CE (commissione europea).

Il SSM (Single Supervisory Mechanism), è costituito dalla BCE e dalle autorità competenti degli stati membri. Dal 4 novembre 2014, è l’organo della Banca Centrale Europea (BCE) al quale è affidata la vigilanza bancaria sugli istituti bancari dell’eurozona. La finalità principale è la salvaguardia, la sicurezza e la solidità del sistema bancario europeo, il tutto allo scopo di accrescere l’integrazione e la stabilità finanziaria in Europa.

Facile perdersi in questa selva di acronimi, il cui significato viene troppo di sovente dato per scontato, dietro i quali ci sono altrettanti enti complessi, le cui funzioni sembrano spesso sovrapporsi ma che evidentemente, però, non sono sufficienti ad assolvere alle proprie funzioni, se necessitano di affidare a società private esterne uno dei loro compiti principali: gli stress test, appunto.

Intanto, nel  quasi silenzio mediatico, diversi Paesi europei hanno, negli ultimi anni, contestato la partecipazione dei consulenti di BlackRock ai test della vigilanza europea. Nel 2015, la Grecia fu la prima  a rifiutare l’accesso dei consulenti Blackrock nelle proprie banche “per carenza di garanzie sulla protezione della riservatezza delle informazioni”, poi seguirono la Germania, la Spagna, Cipro e l’Irlanda.

Nonostante, però, i problemi degli stress test affidati a consulenti privati in evidente conflitto di interesse siano stati denunciati più volte e da più parti, ogni richiamo sembra essere caduto nel vuoto.

Per quanto non ci siano ammissioni ufficiali sui problemi emersi, un cambio di rotta, forse, si intravede, almeno a leggere le dichiarazioni di Daniéle Nouy, ai vertici del SSM, “Stiamo assumendo personale qualificato per gestire internamente le verifiche patrimoniali sulle banche. Il bando è riservato a cittadini UE che già lavorano per una banca centrale dell’eurozona o per altre organizzazioni internazionali”.

 

Leggi anche:


Banche in crisi: Interventi sul capitale.

Mentre la bufera imperversa su molte banche italiane, al punto da mettere in dubbio la tenuta stessa del sistema, da più parti si chiede chiarezza. Non solo Malacalza, il principale azionista di Carige, vuole “vederci più chiaro”, prima di parlare di ricapitalizzazione, ma anche il comitato a tutela degli azionisti della Banca Popolare di Bari chiede maggiore trasparenza, in attesa dell’approvazione di un nuovo piano industriale,  prevista nel corso del C.d.A. del  23 gennaio.

“Vogliamo ricordare – si legge in una nota del comitato –  alla Banca che i soci delle Popolari ne sono contemporaneamente i proprietari, i clienti e gli azionisti, avendo investito i propri risparmi nell’acquisto delle azioni, e quindi ogni modifica nella gestione della banca deve avvenire nell’ottica di una valorizzazione del loro investimento. Il Comitato vigilerà in modo che tale ovvio principio venga rispettato sempre e da tutti, nè si vede come si possa immaginare il rilancio di qualsivoglia azienda senza la convinta partecipazione dei propri azionisti o addirittura contro di essi. Quindi ogni intervento sul capitale sarà da noi osteggiato se, anziché produrre valorizzazione degli investimenti fatti, fosse inteso addirittura a ridurre ulteriormente il valore delle azioni esistenti”.

“Gli interventi sul capitale vanno preventivamente concordati con gli azionisti – prosegue la nota – e non imposti, anche al fine di bilanciarli con interventi a tutela concreta degli azionisti attuali. Purtroppo tutti gli interventi sul capitale del recente passato, realizzati da altre banche prescindendo dalla volontà e dalla condivisione degli azionisti hanno prodotto enormi distruzioni di risparmi dei cittadini, avversione ulteriore all’investimento azionario, premorienza delle banche “curate”. Tutte cose che hanno ulteriormente minato la fiducia dei risparmiatori verso l’intero mercato mobiliare, con gravissime ripercussioni sistemiche. Appare quindi poco corretto da parte della banca, approvare un piano industriale senza nessun confronto e concertazione con gli azionisti. Invitiamo – conclude la nota –  pertanto la banca sia a far conoscere i propri intenti e sia ad accettare un confronto su proposte che vadano incontro alle attese degli azionisti e consentano di definire al più presto ed insieme, provvedimenti concreti per superare l’attuale situazione”.

Meglio tardi che mai, ci viene da aggiungere.

 

Leggi anche:


E noi paghiamo ...

Per anni ci hanno detto che il sistema bancario italiano era in sicurezza, che si poteva stare tranquilli. Meno male…e se ci fosse stato da preoccuparsi?  Cosa sarebbe successo?

Governanti vari, vigilanti e banchieri da un lato ci rassicuravano sullo stato di salute del malato immaginario , dall’altro facevano ben 12 salvataggi  di istituti “sani” e  il costo è stato di svariati miliardi di euro.

Basti pensare che  gli ultimi 20, stanziati dal governo Gentiloni nel dicembre 2016 per MPS e Banche Venete non sono stati sufficienti, visto che MPS è di nuovo al centro di una bufera, dopo la richiesta della BCE di adeguare i suoi coefficienti patrimoniali rispetto all’ammontare dei prestiti. In realtà, la stessa richiesta è stata fatta a tutto il sistema bancario italiano, che rischia un ulteriore esborso di oltre 15 mld di euro.

Il tutto arriva subito dopo il salvataggio CARIGE e gli allarmi su Banca Popolare di Bari, che quasi certamente sarà la prossima moribonda sulla quale intervenire.

Questo nuovo fabbisogno di capitali andrà sicuramente a discapito di crediti ad imprese e famiglie.

Intanto, tutti i titoli bancari sono in forte cessione, trascinati dal crollo del MPS.

E il peggio, probabilmente, deve ancora arrivare, in un possibile rischio recessione per l’Italia.

Un comune denominatore tra tutte le crisi made in Italy è sicuramente che sono state spolpate da azionisti rilevanti e politici, mentre il conto, tra  perdite per i piccoli risparmiatori, minori prestiti e maggiori costi di gestione dei conti correnti , lo pagheranno  i soliti noti: tutti noi, comuni cittadini/contribuenti.

 

Leggi anche:


Carige, interviene il Governo del cambiamento.

Pochi minuti di riunione straordinaria e il consiglio dei ministri ha approvato ieri sera un decreto legge a salvataggio di Carige, dal titolo “Disposizioni urgenti per la tutela del settore del risparmio creditizio”.

Pur non essendo ancora chiari i dettagli, è certa la garanzia statale da parte del Ministero dell’Economia su passività di nuova emissione e su finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d’Italia. Inoltre, è prevista la possibilità di una ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale.

Nulla di particolarmente nuovo, pertanto, sia nelle soluzioni ipotizzate, che ricordano soprattutto il caso Monte dei Pachi di Siena, sia negli autori dei provvedimenti, la cui mente fu ieri ed è oggi Alessandro Rivera, sempre ai vertici del Tesoro per il sistema bancario.

Immediate le reazioni politiche sia nell’opposizione che nella stessa maggioranza, in un botta e risposta  rovente sui social.

Sono bastati dieci minuti di una riunione notturna del consiglio dei ministri per smentire cinque anni di insulti e menzogne contro di noi. Matteo Salvini e Luigi Di Maio devono solo vergognarsi” ha twittato Matteo Renzi.

Mentre Maria Elena Boschi scrive, sempre via twitter “ieri il Governo del cambiamento ha salvato una banca. Giusto così, per i risparmiatori. Ma se fossero uomini seri Di Maio e Salvini dovrebbero riconoscere che hanno fatto la stessa cosa che abbiamo fatto noi. Non lo faranno. Perché la parola verità non appartiene al loro vocabolario”.

E poi ancora Luigi Marattin, capogruppo PD in commissione bilancio della Camera pone un ulteriore quesito, sollevando un’ipotesi di conflitto di interessi per il premier Conte: “ …dati i rapporti del premier Conte con Carige (tramite ilo suo socio Alpa, consigliuere Carige) nel Cdm di ieri sera si è astenuto sul decreto salvabanche? E’ uscito al momento del voto? Gradita risposta”.

Pronta la replica del Vice premier Luigi Di Maio che, tramite Adnkronos, comunica ai suoi: “Prima di tutto per ora non abbiamo messo un euro nelle banche. Abbiamo solo dato una garanzia in caso di eventuali emissioni di titoli per evitare che succeda quello che è già accaduto con le venete e con Etruria dove azionisti e obbligazionisti hanno perso tutto”.

Salvini, inoltre, afferma “Mentre Renzi e Boschi i risparmiatori li hanno ignorati e dimenticati, noi siamo intervenuti subito a loro difesa senza fare favori alle banche, agli stranieri, o agli amici degli amici. Bene l’azione a tutela dei risparmiatori liguri e italiani e bene il miliardo e mezzo stanziato in manovra per gli altri cittadini truffati”.

Nel frattempo, il portavoce del presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, dichiara che la UE “prende nota dell’adozione del decreto ed è in contatto con le autorità italiane, pronta a discutere con loro della disponibilità degli strumenti europei possibili”.

In tutto questo, emerge un dubbio fondato su quanto siano davvero deteriorati i 3 miliardi di crediti che Carige starebbe per vendere al braccio operativo del Ministero delle Finanze: SGA (Società Gestione ed Attività),  Intermediario Finanziario ex art. 106 ai cui vertici compare il nome di Alessandro Rivera, l’autore, come detto, dei principali decreti salva banche.

Infatti, come dichiarato da un ex membro del CdA decaduto, l’ex presidente Bernabeschi, “un fatto è certo, aldilà dell’etica delle sue scelte e della facilità con cui concedeva i crediti, li ancorava sempre a beni immobiliari”.

Ci sarebbe il mattone, dunque, all’origine del contendere sulla gestione degli Npl di Carige. Anzi tanti bei mattoncini, visti i sostanziosi patrimoni immobiliari dati a garanzia dai nomi illustri di gruppi ancora in piena attività.

Proprio questo dubbio, peraltro, pare sia all’origine del mancato aumento di capitale da parte di Malacalza, che ha dichiarato di voler avere maggiori informazioni.

Insomma, la bufera Carige prosegue, tra un balletto di insulti tra politici, una corsa a gestire golosi crediti “deteriorati”, decreti legge e commissariamenti.

E, come sempre, i piccoli azionisti stanno a guardare e confidano nell’operato di professionisti seri, che già si sono attivati in difesa dei loro “piccoli” quanto importanti patrimoni.

 

Leggi anche:

 


Logo &Magazine

DIRITTO ECONOMIA E CULTURA
Reg. Trib. Roma n. 144 / 05.05.2011
00186 Roma - Via del Grottino 13

logo_ansa_&magazine

Logo &Consulting

EDITRICE &CONSULTING scarl
REA: RM1297242 - IVA: 03771930710
00186 Roma - Via del Grottino 13

Perizie e Consulenze tecniche in ambito bancario e finanziario di &Consulting

logo bancheefinanza menu

WEBSITE POLICIES

Legal - Privacy - Cookie

Gestione cookie